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Giuseppe Marceddu
13 febbraio 2016
L'opinione di Giuseppe Marceddu
Caos M5s: tutti dietro ad un incosciente.
«Il sindaco è andato via, perché se avesse risposto alle domande della minoranza e anche al mio comunicato probabilmente si sarebbe dovuto dimettere». «Il sindaco mi ha minacciata di espulsione per motivi puramente personali.» Ora sappiamo a chi si riferiva la consigliera Conticelli nel comunicato stampa ed in particolare quando scrive: «minacce e gravissime ingerenze nella mia vita privata». Non si conoscono i dettagli delle frasi che il primo cittadino ha rivolto alla Conticelli ma che si tratti di un ricatto è palese.
Di assodato c’è che la Conticelli era in aula pronta al confronto, il sindaco invece è scappato. Evidentemente, come emerge dalle parole della Conticelli, era l’unica chance per evitare la capitolazione. Ma il sindaco ha trascinato con sé l’intera maggioranza e l’esecutivo. Consiglieri e assessori a questo punto complici di un atto che emerge in tutta la sua meschinità. Della natura probabilmente penale se ne occuperà chi di competenza, ma è la violenza all’etica di cui si son fatti portavoce i pentastellati che più colpisce. Sui social postano e condividono l’Impegno etico firmato prima delle elezioni e che la Conticelli non avrebbe rispettato.
Non entro nel merito perché ha una valenza minima rispetto a quanto, eticamente parlando, è stato evidentemente violato, stuprato dal sindaco in questi giorni. Il rifiuto dell’idea altrui, della sua dignità, la negazione del diritto al dissenso, l’uso ignobile del ricatto, dell’abuso di potere, della violenza psicologica con la sua natura fascista e maschilista, le interferenze nella vita privata fatte per scopi puramente politici, tutto questo è consentito dal codice etico del M5S purché venga rispettato il punto 4 dell’Impegno assunto? Io non credo e non credo che lo consenta la coscienza, se ascoltata, di chi ha avallato i modi del primo cittadino.
E sto parlando di quella dei consiglieri di maggioranza e degli assessori, alcuni di questi donne, che non sono figure astratte, ma cittadini portotorresi che tutti conosciamo. Non viviamo a Tokyo. Cittadini che nel simbolo di Grillo hanno visto la soluzione a tutti i problemi della comunità e i cui valori etici e morali sono stati prontamente disattesi alla prova dei fatti. La modalità fascista e l’odio nei confronti di tutti coloro che non si riconoscono in questo sciagurato movimento e che del movimento stesso ne sono pilastri sono stati invece tenacemente preservati, senza titubanze.
Allora Mafia Capitale è stata proiettata nella realtà locale e personificata nelle figure dei componenti della minoranza in consiglio comunale. Ma la sensazione che la vicenda Conticelli non si chiuda qui è più che fondata. Nessuno può far finta di nulla davanti al sospetto che i lavori consiliari e le decisioni prese all’interno dell’amministrazione siano viziati da sistemi coercitivi con metodi meschini e di triste memoria. Che i consiglieri e gli assessori facciano un esame di coscienza e che serva loro a prendere le distanze prima che sia troppo tardi, prima che gli eventi abbiano il sopravvento. Prima che l’ineluttabile li travolga e lasci dietro di sè i detriti di una vergogna che non vestirà solo i panni dell’ignoranza e dell’incompetenza dimostrata nell’esercizio delle loro funzioni.
*Libero professionista
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