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Nuoro NewsnotiziealgheroOpinioniAeroportoQuando il 24 gennaio del 2002 firmai a Dublino
Mauro Pili 29 marzo 2016
L'opinione di Mauro Pili
Quando il 24 gennaio del 2002 firmai a Dublino


Il 24 gennaio del 2002 volai a Dublino per chiudere un'intesa storica con l'amministratore delegato di Ryanair. Subito 15 rotte e 30 nei successivi tre anni. Insomma, un ponte a basso costo tra la Sardegna e l'Europa. Il giorno dopo, rientrando con doppio scalo in Sardegna, pensai che quella strada avrebbe aperto un orizzonte nuovo e inespugnabile. I miei occhi probabilmente non vedevano i classici dollari girare nelle pupille ma certamente la percezione era quella di un vortice di casse di pomodori pelati, di cannonau e vermentino, di seadas e malloreddus, di case abbandonate trasformate in bed & breakfast, alberghi vecchie e diroccati pronti a nuova vita.

Immaginavo una Sardegna piena di turisti, non part time. Questa nostra terra usa e getta per due mesi all'anno era per me un sacrilegio da ribaltare, senza se e senza ma. I risultati non tardarono ad arrivare. La banca d'italia registrò in un attimo l'impennata dell'occupazione e del prodotto interno lordo. I voli low cost si rivelarono per la Sardegna un'operazione a basso costo e a rendimento immediato e a lunga gittata. Pensavo che da lì in poi non si sarebbe più tornati indietro. I passeggeri movimentati divennero con il passare degli anni oltre 3 milioni e mezzo. E si poteva fare molto di più.

Mi accorgevo che intorno a quell'operazione qualcuno storceva il naso: i potentati dell'Enac, i vertici di Alitalia e qualche corrotto di turno, a destra come a sinistra. Mi dissi: i risultati sono entrati nelle case di ogni sardo, di ogni studente, di ogni atleta, di ogni anziano. Tutti viaggiano mi ripetevo, nessuno riuscirà a fermare questo impetuoso cambio di marcia della Sardegna. Mi sbagliai: maledettamente! Nel 2009 una psichiatra stolta quanto incapace fu messa dal centrodestra (udc) a fare l'assessore ai trasporti della regione Sarda. La sua prima esortazione pubblica fu: guerra a Ryanair. Roba da matti. Pensavo fosse un'incomprensione. Invece era tutto vero. Roba da manicomio. Intervenni pesantemente. Ma un consiglio regionale ancora più stolto dell'assessore varò una legge per fare guerra alle low cost. Roba da galera.

Nel 2014 lo sbarco in regione dei professori del centrosinistra. Uno pensa, almeno questi sapranno leggere i numeri, valutare le leggi, leggere una sentenza. Peggio che andar di notte. Ignoranti e in malafede. Un assessore ( Pd), legato alla famiglia del presidente della fondazione del Banco di Sardegna, peggio della psichiatra, si mette a pontificare il diritto comunitario, senza capirne niente. Arriva persino a sostenere che il contributo co-marketing da me varato fosse illegittimo. Ignoranza da scardinare con la ruspa.

Procedura, quella del co-marketing, che ovviamente per lo stesso assessore era legittima quando si trattava di prendere laute consulenze dall'aeroporto di Alghero qualche anno prima. Ryanair comincia a smobilitare. Capisce che dopo gli psichiatri sono arrivati i matti. Ad ottobre 2015 arriva, dopo 13 anni la decisione comunitaria sul mio operato e sul co-marketing. L'unione europea è netta e chiara: l'operato di Pili e della società di gestione dell'aeroporto di Alghero non solo è corretto rispetto alle direttive di allora ma risponde perfettamente anche a quelle di oggi.

Dunque non resterebbe che chiamare Ryanair, chiedere scusa e ripartire con nuovo slancio. E invece niente. La regione dei professori del dolce far danni pensa a vendere gli aeroporti a qualche amichetto banchiere, punta a proteggere Alitalia, si occupa di affari. E da ieri la Sardegna ha perso i collegamenti con la Spagna, dopo che aveva già visto volar via a novembre tanti altri voli e tante altre destinazioni. Concludo. L'amarezza per me è duplice: un progetto distrutto dalla stoltezza di una classe politica incapace e spregiudicata e dall'altra la consapevolezza che nessuno dirà chi sono i colpevoli e responsabili di questa vergognosa gestione che metterà in ginocchio ancor di più la nostra terra. Non chiedetemi, dunque, perchè farò la guerra a questi personaggi e a questa politica, chiedetevi, piuttosto, perchè nessun altro lo fa e perchè il silenzio regna sovrano. E traetene le conseguenze. Reagire è un dovere, per la Sardegna e il Popolo Sardo, prima di tutto.

* deputato Unidos ed ex presidente della Regione Sardegna
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