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Marco Tedde
12 agosto 2016
L'opinione di Marco Tedde
Perchè privatizzare a qualsiasi costo
Bei tempi quelli del settembre del 2012, quando con Pili e Amadu andammo a Londra per chiudere un accordo decennale con Ryanair. E altrettanto belli quelli dell'ottobre del 2009, quando con Cappellacci ci fiondammo a Dublino e risolvemmo in 48 ore una crisi nei rapporti con Ryanair che in origine era molto più difficile di quella che oggi viviamo. Fino a ieri l'incapacità della Giunta regionale di centro sinistra di mettere in campo un programma di incentivi ai voli low cost basato sulle norme vigenti ci sembrava un episodio da "Scherzi a parte". E, nonostante tutto, eravamo convinti che saremmo usciti anche se con forte ritardo da questo corto circuito nel governo dei trasporti dell'isola.
Oggi siamo costretti a calarci nella triste realtà dei fatti: Pigliaru e Deiana non hanno tolto un ragno dal buco dal loro presunto viaggio a Dublino. E nel frattempo proseguono nel prendere in giro i Sardi -che vedono sprofondare l'isola in una crisi sempre più buia- con le giustificazioni più disparate. Dopo avere oziato per 21 mesi, a dicembre dello scorso anno hanno collegato il loro placido immobilismo alla pendenza della procedura di infrazione sulla legge regionale 10 del 2010. Legge che aveva esaurito i suoi effetti nel dicembre del 2013 e che nel 2011 era stata già valutata positivamente da Deiana. Invece di proporne un'altra, di identici o differenti contenuti, rimasero alla finestra.
Conclusa favorevolmente la procedura di infrazione alla fine dello scorso mese di luglio con l'assoluzione di Sogeaal Pigliaru e Deiana hanno continuato a prendere in giro i Sardi giustificando l'immobilismo con argomentazioni da causidici d'accatto, sostenendo la ridicola tesi secondo la quale "la decisione della Commissione Europea dice tutto quello che non si può fare, ma nulla dice su ciò che invece è concesso". Fingendo di dimenticare che la decisione può costituire al massimo un precedente, peraltro più che favorevole, ma che la materia -come abbiamo sostenuto fino alla nausea- è disciplinata dagli orientamenti europei dell'aprile del 2014 e dal quadro normativo nazionale costituito dallo Sblocca Italia, dal decreto Lupi e dalle direttive Enac. Oggi l'ultima bizzarra giustificazione è che prima del piano di incentivi al low cost è necessario privatizzare la Sogeaal (sic!).
Una decisione assurda, che fa presagire tristi scenari anche alla luce del fatto che è stato secretato il Piano industriale approvato nello scorso mese di luglio che verosimilmente prevede una riduzione del personale. Una decisione non preannunciata ne prevista, che è stata portata in aula il 2 agosto con pretesa di una procedura d'urgenza che non ci consentiva di vedere il Piano industriale e la decisione della Commissione Europea favorevole a Sogeaal. Procedura d'urgenza alla quale ci siamo opposti con determinazione, per rispetto di un intero sistema economico e di migliaia di famiglie sarde. Ma facendo una prognosi postuma tutte queste imbarazzanti giustificazioni conducono a rappresentare un fosco disegno che aveva come unico obbiettivo quello di privatizzare a qualsiasi costo, e sottolineo "a qualsiasi costo", la gestione dello scalo.
Non mi iscrivo alla schiera dei complottisti, ma tutti questi elementi inducono a pensare che uno e solo uno era lo scopo dissimulato di Pigliaru e Deiana: affidare le sorti economiche di mezza Sardegna ad una impresa privata della quale non conosciamo le strategie a favore del territorio e attraverso quali strumenti finanziari intende perseguirle. Un vero e proprio disastro di cui Pigliaru e Deiana, bocciati senza appello dai Sardi, si sono assunti la responsabilità. Nonostante tutto sono convinto che la Sardegna possieda le energie e le risorse per uscire da questo dramma. Ma chi risarcirà i danni?
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