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Red 15 febbraio 2018
Ex Alcoa: ecco la firma con Sider Alloys
«Grande lavoro di squadra. Abbiamo rimesso un po’ in fila le cose: dove tre anni fa c’era solo disperazione, oggi c’è fortissima speranza», dichiara il presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru


CAGLIARI - «Il significato di questa firma? Diciamo che abbiamo rimesso un po’ in fila le cose: dove tre anni fa c’era solo disperazione, oggi c’è fortissima speranza. Far ripartire una produzione importantissima per la Sardegna ma anche per l’intera Italia vuol dire salvare centinaia di posti di lavoro che tre anni fa sembravano assolutamente persi e che invece oggi possiamo pensare a buon diritto di riportare nella produzione dell’alluminio». Così il presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru ha commentato in conferenza stampa al Mise insieme al ministro Carlo Calenda, la firma con cui oggi (giovedì) Sider Alloys ha acquisito la proprietà degli impianti ex Alcoa di Portovesme.

«Agli operai diciamo che abbiamo lavorato per loro, ispirati dalla loro determinazione a far ripartire la produzione, dalla loro convinzione che quei posti di lavoro, in un territorio in cui la disoccupazione è altissima, si potevano recuperare, e con loro tutta la capacità di produrre - ha proseguito Pigliaru rispondendo alle domande dei giornalisti - E a Sider Alloys diamo il benvenuto in Sardegna, dandoci appuntamento in tempi brevissimi perché c’è molto da fare. Capisco la fretta dei lavoratori, ma anche quella dell’impresa, perché questo è un buon momento nel mercato, vuol dire portare subito a redditività un impianto che è stato per troppi anni chiuso. E come ha detto il ministro Calenda, che ringrazio per il suo impegno e per averci creduto con la nostra stessa determinazione, non ci dimentichiamo affatto che lì c’è anche Eurallumina – ha concluso il governatore dell'Isola – cosa che può darci la possibilità di ricreare un distretto dell’alluminio in quella parte di Sardegna che ha così bisogno di lavoro, e ancor più di lavoro di qualità».

Nel 2014, sembrava una partita persa: stabilimento chiuso, lavoratori a casa, nessun investitore all’orizzonte. Oggi, la fabbrica di Portovesme si appresta a rinascere. Si chiude il capitolo della multinazionale statunitense, si apre quello della società svizzera Sider Alloys. La firma di oggi a Roma sancisce il passaggio delle consegne. Si completa la parte più difficile del percorso tracciato per la ripresa della filiera dell’alluminio in Sardegna. Un risultato sul quale all’inizio della legislatura pochi avrebbero scommesso. Due anni fa, dopo la rinuncia di alcune società inizialmente interessate alla fabbrica, la trattativa era entrata in una fase complicata. Poi la svolta, arrivata nel novembre del 2016, con la decisione del Mise di coinvolgere Invitalia per evitare lo smantellamento degli impianti e trovare un nuovo acquirente. Un anno di lavoro incessante per avere nuove norme che rendessero competitive le produzioni energivore, risolvere la questione delle bonifiche, garantire gli interventi sulle infrastrutture inseriti nel Piano Sulcis ed ottenere l’estensione degli ammortizzatori sociali per cinquecento lavoratori. Una lotta contro il tempo. Fino al 22 dicembre 2017, quando a Portovesme è stato siglato l'accordo di programma con Invitalia e Regione per l’investimento proposto da Sider Alloys: 140milioni di euro, con agevolazioni del Mise e della Regione pari a 94milioni. Oggi, lo stabilimento di Portovesme passa di mano, ma lo sguardo è rivolto al passo successivo, quello definitivo: la riapertura dei cancelli e il riavvio della produzione.

Nella foto: un momento della conferenza stampa
Commenti
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