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26 maggio 2018
Colpi bassi per il giudizio universale
Bordate all'indirizzo del sindaco Mario Bruno in attesa del processo cagliaritano. L'assoluzione o la condanna cambierà le sorti della città Alghero. In ogni caso. Perchè uscirne limpido vorrebbe dire avere la strada tutta in discesa per l'eventuale bis a Porta Terra. Così le opposizioni tentanto il tutto per tutto e c'è chi in fin dei conti avrebbe da gioire per una condanna. Lui non incassa col sorriso e parla di «squallore politico».


Ad Alghero capita quello che non ti aspetti ma molti temevano. Le indagini prima e il rinvio a giudizio poi nella maxi-inchiesta dei fondi ai gruppi del Consiglio regionale sardo, ad un anno dalle elezioni per l'attuale sindaco di Alghero diventano quasi uno spartiacque per il prosieguo dell'esperienza amministrativa. Nel bene o nel male. Quasi un "giudizio universale" politicamente parlando. Tanto che lo stesso Mario Bruno, forte probabilmente del fatto che le contestazioni mossegli dal pubblico ministero riguardino "soltanto" le spese autorizzate nel suo ruolo di tesoriere, rompe gli indugi e unico su 29 imputati sceglie il dibattimento immediato. Al sindaco di Alghero insomma, cui la procura ha tenuto conto di quanto giustificato come spese transitate sul conto per finalità politico istituzionali, nell'udienza fissata il 18 ottobre resterà da discutere con gli avvocati Nicola Littarru e Angelo Nanni, soltanto dei 46mila euro autorizzati nel ruolo di tesoriere al tempo di Progetto Sardegna. Se da una parte si sgonfia la posizione del primo cittadino algherese e re-inquadrano le responsabilità in una nuova ottica, dall'altra però s'infiamma lo scontro politico, che in fondo di politico ancora nulla ha.

Una posizione comprensibile quella di certe opposizioni, anche perchè ancora alla ricerca di un progetto alternativo e una autorevole figura in grado di presentarsi con convinzione agli occhi degli elettori. Il destino rimane così in larga misura ancorato alle decisioni che il prossimo ottobre prenderà il giudice del Tribunale di Cagliari. Insomma, regna la confusione. Capita così che a dispetto della parte politica che rappresentano, storicamente avversa ai processi mediatici, critica con chi in passato ne ha fatto largo uso e avversa tanto al giustizialismo quanto a quei partiti cresciuti nella cultura del sospetto, ad Alghero l'input sia quello di giocarsi il tutto per tutto. A giudicare dalle premesse ci si prepara quindi ad una vera e propria campagna elettorale estiva anticipata con tutti gli occhi rivolti a quel 18 ottobre. Colpi bassi inclusi. In principio era stato il leader grillino locale ad abbozzare sui soli social una timida quanto cordiale sfida all'imputato-sindaco. Per il bene della città - si (e gli) augurava Ferrara - spero nella possibilità che in aula possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Poi nulla di più a differenza di quanto ci si sarebbe potuto aspettare da un movimento che a furia di gridare onestà onestà ha scorticato un'intera generazione politica e conquistato il Parlamento.

Oggi arriva l'affondo, ragionato e deciso, marchiato con i simboli degli ex amministratori locali di Centrodestra. Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Lega-Psd'Az, Patto Civico, Fratelli d'Italia e Azione Alghero con una nota stampa oltre a descrivere quella che definiscono una «obnubilazione amministrativa» si scagliano contro il Primo cittadino chiedendo in modo diretto la sua testa. «Un atto di generosità verso Alghero e verso gli algheresi». Per Tedde, Lubrano, Conoci, Piras, Di Gangi, Langella, Pais e compagni, Mario Bruno «deve fare un passo indietro per far fare un passo avanti alla città». Insomma, in un'unica parola: dimissioni. Perchè rinviato a processo. Tanto che il pensiero va alla Barracciu e alla sua decisione di ritirare la candidatura proprio perchè rinviata a giudizio. «Chiediamo al sindaco il medesimo atto di generosità che allora chiese all’on. Barracciu» dicono in coro i sui avversari. Parole che non piacciono per niente al sindaco che affida ai social una replica durissima: «senza argomenti politici, la buttano in modo squallido, becero, meschino, su vicende che in gran parte ho già chiarito e che per altre chiarirò, senza nascondermi». Fino alla stoccata finale: «Compatisco politicamente e umanamente chi deve rifugiarsi su metodi così bassi per provare ad affermarsi». Adesso forse c'è da aspettarselo: siamo solo all'inizio ma è scoccato il conto alla rovescia.

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