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Red 28 novembre 2020
Omicidio e tentato omicidio: manette a Girasole
Alle prime luci di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Lanusei hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanusei su richiesta della locale Procura della Repubblica, con applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti del 56enne Fabbio Fois


LANUSEI - Alle prime luci di ieri (venerdì), a Girasole, i Carabinieri della Compagnia di Lanusei hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanusei su richiesta della locale Procura della Repubblica, con applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti del 56enne Fabbio Fois (nome di battesimo registrato all’anagrafe con doppia “b”), nato in Germania e residente in Girasole, già noto alle Forze dell'ordine, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Fabio Longoni, classe 1978 residente all'epoca a Villagrande Strisaili, e del tentato omicidio del 40enne Daniele Angelo Conigiu, anch'esso di Villagrande.

Le indagini sono scattate la mattina del 22 novembre 2017, quando Conigiu ha telefonato al 112 riferendo che, a bordo del suo veicolo in compagnia di Longoni, in località Canale di Villagrande, venivano colpiti da alcuni colpi di arma da fuoco. L’uomo spiegava che, avvicinandosi al proprio ovile, un uomo mascherato sbucava da un cespuglio per sparare contro l' automezzo. Scesi dall’abitacolo, Conigiu e Longoni cercavano di scappare, dividendosi. Tornando poi sul posto, ferito a una gamba, il 40enne non trovava ne l'amico, ne l’automezzo. Scattavano le ricerche e le pattuglie e, poco dopo, trovavano Longoni senza vita, nascosto in una sorta di passaggio tra i rovi distante circa 40metri dal luogo degli spari. Conigiu, sentito in ospedale, riferiva di essere riuscito a sottrarsi al fuoco dell’aggressore solo grazie a un caso fortuito, riconducibile probabilmente all’inceppamento dell’arma che gli aveva permesso di guadagnare qualche metro e allontanarsi. La stessa mattina, veniva rinvenuta l’Audi A3 di Conigiu, abbandonata nelle campagne di Lotzorai, in località Fundeibba–San Tommaso, utilizzata dall'aggressore per allontanarsi, e a pochi metri da li, in un anfratto nella fitta vegetazione, i Carabinieri trovavano un fucile del tipo semiautomatico, calibro 12, marca Benelli, con matricola abrasa, completo di cinghia di trasporto.

Gli accertamenti svolti dagli investigatori, con evidenze investigative chiare e concordanti, hanno permesso di stabilire la responsabilità di Fois quale esecutore materiale. Gli inquirenti ritengono che il movente sia da ricondurre al furto di due asinelli, di proprietà di Fois, che Conigiu e Longoni avevano sottratto, macellato e venduto, incuranti del fatto che appartenessero, come sapevano, «a una persona nota per i suoi precedenti penali e dotata di grande carisma delinquenziale». A Fois, che abitava a poca distanza dalle stalle in cui le vittime si recavano giornalmente per accudire gli animali, dopo una successiva perquisizione, furono sequestrati capi d’abbigliamento del tutto simili a quelli usati durante l'aggressione.

Per chi ha effettuato le indagini, la fuga a bordo dell’auto rubata si spiega per il fatto che l’aggressore credeva di avere fallito il suo scopo di sopprimere le due vittime designate e doveva necessariamente allontanarsi in fretta dal luogo, non potendo escludere che riuscissero ad avvisare le Forze dell'ordine. Inoltre, Conigiu ha testimoniato che l’autore dell’omicidio guidava con una certa agilità in retromarcia e una delle peculiarità di Fois è proprio quella di essere un abile conducente di auto. «Si è trattato certamente di una variante imprevista sul piano programmato: se infatti il duplice omicidio fosse stato portato a termine come previsto, l’aggressore avrebbe potuto allontanarsi a piedi con tutta calma, dato che il luogo è isolato e distante diversi chilometri da nuclei abitati. D’altronde, il fatto di mettersi alla guida dell’autovettura della vittima e abbandonarla in tutta fretta esponeva l’autore al rischio che nel veicolo medesimo potessero essere trovate tracce a lui riconducibili».

La preoccupazione si manifestava in modo evidente dopo che a Fois veniva notificato l’avviso dell’esecuzione degli accertamenti tecnici in forma garantita. Successivamente, infatti, a nulla sono valsi i tentativi dell’arrestato di sviare l’attenzione nei suoi confronti facendo anche circolare la voce che i due asinelli non gli erano stati rubati, ma si erano allontanati dal terreno dove erano custoditi, senza essere più ritrovati. Gli investigatori, infatti, oltre alle testimonianze acquisite, ai numerosi accertamenti e al sequestro degli indumenti, sono riusciti anche ad ascoltare un dialogo in cui Fois riferisce al suo interlocutore di avere sempre indossato i guanti e di non avere mai starnutito.
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