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Red 1 dicembre 2020
Indennizzi Nato: finanzieri a Teulada
“Big family” è il nome dell´indagine condotta dai militari della Sezione Operativa navale di Sant’Antioco, finalizzata alla verifica delle procedure propedeutiche al rilascio dei cosiddetti “Indennizzi Nato


TEULADA - “Big family” è il nome dell'indagine condotta dai finanzieri della Sezione Operativa navale di Sant’Antioco, finalizzata alla verifica delle procedure propedeutiche al rilascio dei cosiddetti “Indennizzi Nato”. Il sistema, di tipo piramidale, prevalentemente composto e coordinato da una famiglia e dai relativi parenti, sotto forma di cooperativa, con sede legale a Teulada, mirava all’acquisizione di questi indennizzi, istituiti nel 1999, quando il Ministero della Difesa e la Regione autonoma della Sardegna sottoscrivevano un Protocollo d’intesa attraverso il quale veniva riconosciuto un compenso alle marinerie danneggiate e interessate dallo sgombero degli specchi d’acqua, dopo le esercitazioni militari nel poligono di Capo Teulada. Nel 2005, inoltre, il protocollo veniva ulteriormente integrato definendo un indennizzo aggiuntivo anche nei confronti delle marinerie di Sant’Anna Arresi e Teulada, gravate anch’esse da particolari interdizioni permanenti. Queste concessioni erano diventate una forma di assistenzialismo consolidato nel tempo e che ha visto un incremento esponenziale delle marinerie prospicienti al poligono, degne delle più imponenti flotte pescherecce d'Italia. L'incremento ha portato alla nascita di molteplici cooperative e altrettante imprese autonome che hanno insospettito le Fiamme gialle: era evidente la sproporzione tra le attività di controllo con i numeri delle imprese e imbarcazioni da pesca che percepivano l’indennizzo.

Infatti, stando alle indagini, la cooperativa, attuando delle procedure approssimative e viziate a favore della gran parte dei soci complici, orientavano gli stessi all’indebita percezione dell’indennizzo con la semplice iscrizione dei nomi nei ruolini di equipaggio delle barche da pesca. Così, il presidente della cooperativa presentava, annualmente, documenti non conformi a quanto previsto dal protocollo d’intesa e dalla check- list predisposta dall’organo accertatore. In sostituzione della corretta documentazione che dimostrava il rapporto di lavoro con la persona imbarcata (libro unico del lavoro o buste paga), veniva presentato l’Unimare, ovvero gli estratti dei libri matricole datati e mai aggiornati; in altri casi, presentate le ricevute di acquisizione del protocollo Inps o buste paga materialmente false, documentazione ritenuta assolutamente non idonea per la dimostrazione del rapporto di lavoro. Dalla valutazione dell’attività d’indagine sul territorio, unitamente allo studio di tutta la documentazione acquisita, i finanzieri del Reparto Navale di Sant’Antioco sono giunti alla conclusione che il presidente della cooperativa, sicuro del suo sistema collaudato, era l’uomo chiave che aveva creato negli anni un meccanismo perfetto, consapevole dei vuoti normativi.

L’indagine, sotto la guida della Procura della Repubblica di Cagliari e coordinate dal Reparto Operativo aeronavale della Guardia di finanza di Cagliari, è stata strutturata con l’esecuzione di molteplici attività di polizia giudiziaria (sommarie informazioni testimoniali, sopralluoghi, acquisizioni documentali all’Inps e Comando militare autonomo della Sardegna, mappatura delle posizioni, analisi del traffico telefonico delle persone e verifica di eventuali controlli eseguiti nei confronti degli equipaggi dei natanti/imbarcazioni destinatari del beneficio), in sinergia con altre Forze dell'Ordine. Sono stati ascoltati i soci della cooperativa per capire come veniva gestita l'attività di pesca e, nell’occasione, sono emerse evidenti contraddizioni tra i membri degli stessi equipaggi relativamente agli orari, alle caratteristiche delle imbarcazioni e, addirittura, sulla conoscenza tra le persone degli equipaggi. Tra l’altro, molte imbarcazioni risultavano in pessime condizioni e abbandonate nei terreni, molte irreperibili, altre ancora senza segni identificativi. Sono passati a setaccio ogni singolo documento acquisito (ruolino di equipaggio, fogli matricolari, licenze di pesca, ecc.), incrociando le informazioni con le risultanze delle banche dati in uso al Corpo. Dagli atti acquisiti all’Inps, è emerso che molte posizioni risultavano irregolari o in nero da molti anni, altre avevano una doppia dipendenza lavorativa con contratti part-time o full-time, altri ancora pensionati e non assunti regolarmente. E' stata effettuata anche una mappatura delle posizioni con contestuale analisi del traffico telefonico delle persone sottoposte a controllo. In questo caso, si è scoperto che i membri degli equipaggi non avevano mai avuto contatti tra di loro, una situazione inverosimile in un ambiente di lavoro di mare soggetto a molti imprevisti. Inoltre, dalla mappatura delle posizioni, è affiorato che alcuni soci imbarcati risultavano addirittura fuori dalla Sardegna per lunghi periodi.

I fatti finora accertati sono stati rafforzati dall’aspetto più importante dell’attività di indagine: l'armatore, per giustificare la posizione regolare di alcuni soci della stessa cooperativa, esibiva all'organo accertatore delle false buste paga. La ripetuta condotta illecita ha permesso all'armatore (pensionato non assunto regolarmente) e ad alcuni soci (tutti suoi parenti, anch'essi non assunti regolarmente) di incassare illecitamente importi per oltre 200mila euro. L’attività si concludeva con la segnalazione all’Autorità giudiziaria del presidente della cooperativa per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in concorso con cinque soci finti pescatori. Le attività di polizia giudiziaria continueranno per verificare tutti i correlati aspetti di polizia economico–finanziaria. «Grazie alla professionalità e alla tenacia dei militari della Sezione Operativa navale di Sant’Antioco - sottolinea il colonnello Alessandro Bucci, comandante del Roan di Cagliari - è stato finalmente posto fine ad un lungo sodalizio che, come descritto nel dettaglio, non solo ha consentito di smascherare l’attività illecita di una cooperativa, ma ha permesso di trovare la chiave di lettura determinante per bloccare il modus operandi criminoso, a tutela delle cooperative e dei tanti pescatori onesti presenti nel Sud Sardegna».
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