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Cor 25 gennaio 2022
«Ospedali sassaresi in preda al caos»
La durissima denuncia di Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica che parlano di situazione divenuta ormai insostenibile. «Non è più rinviabile che a questo punto le direzioni strategiche delle due aziende del territorio, il livello politico regionale e sopratutto l’Assessorato alla sanità facciano di più e in fretta»


SASSARI - «Ospedale in preda al caos e operatori sull’orlo di una crisi di nervi». Sembrerebbero due titoli di film, ma ahinoi è la dura realtà con la quale gli operatori sono costretti ad operare in tutte le strutture e servizi ospedalieri: Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica dicono basta. La situazione pandemica sta assumendo livelli di a dir poco allucinanti, rispetto ai quali e dopo numerose iniziative di sensibilizzazione e per certi versi anche di protesta, non è più rinviabile che a questo punto le direzioni strategiche delle due aziende del territorio, il livello politico regionale e sopratutto l’Assessorato alla sanità facciano di più e in fretta. «Serve con la massima urgenza adottare e condividere misure di contenimento della corsa all’ospedale di Sassari, diventato ormai l’unico approdo di cittadini di mezza Sardegna, bisognosi di assistenza a causa delle complicanze legate al covid, in aggiunta delle quali anche quelle di altra natura stanno aumentando inesorabilmente».

«L’azienda ospedaliera universitaria da sola non può sopportare una simile pressione, da troppo tempo riceviamo quotidianamente gridi di allarme con richieste di aiuto da parte di tutto il personale (Infermieri, Oss, Ausiliari e Medici), il quale lamenta e denuncia un senso di abbandono e frustrazione a causa del perdurare e peggiorare del caos che si registra soprattutto al pronto soccorso. Trasformato ormai in una sorta di avamposto, dove i numeri fanno rabbrividire, con punte di 70/80 accessi/die e con una media di permanenza di circa una settimana in attesa di un posto letto. Pazienti, persone “rifiutate” dai presidi del centro nord, per cui obbligati a raggiungere l’unica struttura di emergenza/urgenza disponibile, condizione per la quale gli spazi impongono di stipare i malcapitati alla bella meglio, altri ancora in un container, dove l’attesa diventa degenza a tutti gli effetti, in un ambiente del tutto inappropriato, senza distinzione di sesso e con la privacy difficile da rispettare».

«Sia di giorno che di notte l’attività non permette un minimo di riposo a causa delle luci sempre accese e con esse gli allarmi dei monitor ed il via vai degli operatori. Di contro, il personale è “sull’orlo di una crisi di nervi”, con carichi di lavoro improponibili e costretto a barcamenarsi tra la miriade di richieste dei pazienti e dei loro familiari. Danni biologici e rischi professionali sono dietro l’angolo, tant’è che le assenze per malattia e/o per contagio da covid stanno prendendo il sopravvento, accade pertanto che le ferie vengono sospese e i turni di servizio sono spesso oggetto di variazione, pregiudicando il rapporto operatore/paziente, condizione per la quale il rischio e/o l’errore professionale trova terreno fertile».

«Il caso del pronto soccorso ovviamente è sovrapponibile anche ad altre unità operative dell’ospedale, soprattutto dell’area medica e chirurgica, anch’esse sotto pressione a causa dei continui bisogni di ospedalizzazione, analogamente anche le unità operative covid sono in forte sofferenza, così come le unità pediatriche della clinica ostetrica. Il “Marino” di Alghero non è sufficiente, anche perché l’apertura di una nuova unità operativa significa assegnare risorse umane e professionali che non si trovano. Serve l’aiuto e la disponibilità delle strutture che nelle scorse ondate hanno fatto la loro parte: Il Policlinico di Sassari e il Mater Olbia ad esempio. Non c’è più tempo da perdere, in un momento come questo serve solidarietà e soprattutto consapevolezza che il covid sta dilagando in tutto l’ospedale, un hub di 2° livello, la cui “mission aziendale” rischia di non garantire i bisogni di cura di media ed alta intensità».

«Ci preoccupano fortemente i riflessi sul personale, l’equilibrio e la lucidità rischiano di saltare e a questo proposito, non possiamo non denunciare e sollecitare ancora una volta le SS.LL., affinché il fenomeno del ricorso ai rapporti in somministrazione, venga al più presto sostituito con bandi di selezione o/o concorsi. Solo in Aou si registrano oltre 200 colleghi con rapporto interinale». Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica, ancora una volta, per l’ennesima volta, chiedono e sollecitano, ciascuna per propria competenza, di assumere iniziative urgenti anche coinvolgendo le organizzazioni sindacali, a tal riguardo, avendolo già fatto, si reitera in questa sede la convocazione di un tavolo sindacale territoriale con Asl e Aou.
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