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Michele Pais 15:47
L'opinione di Michele Pais
Aeroporti, una fusione che merita attenzione


C’è un momento, nelle scelte pubbliche, in cui è necessario chiedersi non solo se un’operazione sia possibile, ma soprattutto a chi convenga davvero. La proposta di fusione degli aeroporti sardi è un’operazione complessa, che viene presentata come strategica, ma che solleva più dubbi che certezze. Certamente per scarsità di informazioni pubbliche. Non vi è alcuna contrarietà pregiudiziale alla fusione degli aeroporti né alla creazione di una rete integrata. Al contrario, una visione unitaria del sistema aeroportuale sardo può rappresentare una grande opportunità. Ma a una condizione fondamentale: che la regia resti saldamente in mano pubblica. Deve essere la Regione a detenere il controllo delle scelte strategiche. Perché in Sardegna il tema degli aeroporti non è generare utili, ma essere utili. Garantire il diritto alla mobilità dei sardi, per studio, lavoro e purtroppo sanitario. Superare l’isolamento geografico e sostenere lo sviluppo economico e sociale dell’isola. Questo deve essere il principio guida. E in questa logica deve essere garantita pari dignità e importanza a tutti e tre gli scali, con un’attenzione particolare a quello più fragile, come Alghero.

Tutto questo nell’operazione non è garantito. L’architettura dell’accordo sembra chiaramente orientata a rafforzare il ruolo dei privati. La Regione, infatti, sembrerebbe essere l’unico soggetto disposto a rinunciare ai contenziosi – come quello relativo alla fusione tra gli aeroporti di Alghero e Olbia – e, allo stesso tempo, a sostenere un esborso economico significativo, pur mantenendo partecipazioni sia nella holding sia nei singoli scali. Una scelta difficilmente comprensibile, soprattutto se si considera che le Camere di Commercio conferiscono integralmente le proprie quote nella holding. Perché la Regione non segue lo stesso modello, magari razionalizzando in aumento la propria partecipazione nella holding, facendo così fruttare meglio l'ingente apporto di denaro pubblico? Ancora più critico è il tema delle garanzie. La Regione entra in questa operazione come socio di minoranza, ma senza ottenere strumenti essenziali di tutela: oltre all'assenza di nessun rendimento minimo garantito da destinare ad investimenti, nessun diritto di prelazione in caso di cambio della maggioranza, ad esempio dopo il 2028. Ma soprattutto nessun ruolo nella governance. E sorprende che anche le Camere di Commercio, pur con una quota rilevante, accettino condizioni simili. Nel frattempo, i privati rafforzano il proprio controllo attraverso la creazione di una NewCo che diventa socio di maggioranza della holding con il 50,25%, esercitando di fatto direzione e controllo sull’intero sistema aeroportuale. Una costruzione “carta contro carta” che consolida il presidio privato senza un adeguato bilanciamento pubblico.

A questo si aggiunge un ulteriore limite: le restrizioni alla cedibilità delle quote pubbliche. Il risultato è evidente: quote difficili da vendere, meno valore e minore libertà per il pubblico. E meno potere regolatorio. Non meno rilevante è il tema dei contributi pubblici. L’accordo li esclude dall’equity, determinando un ulteriore indebolimento della posizione della Regione, che rischierebbe di finanziare il sistema senza rafforzare la propria presenza societaria. Un dato: negli ultimi dieci anni la regione ha investito 200 milioni di euro, e si presuppone che nel futuro ne possa e ne debba investire altrettanti. Perché non prevederli nell'operazione? La Sardegna ha bisogno di una strategia aeroportuale forte, integrata e orientata al futuro. Ma questa strategia deve partire da un principio chiaro: il sistema aeroportuale non è un asset qualsiasi, è un’infrastruttura essenziale per i diritti e lo sviluppo dei cittadini. Così com’è, questa fusione rischia di trasformarsi in un’operazione in cui il pubblico paga, ma decide meno. E questo, per un’isola come la nostra, non è un dettaglio: è un errore che non possiamo permetterci.
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