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S.A. 24 aprile 2010
Saline della Nurra, studiosi a confronto
In un interessante convegno storico emerge uno spaccato di vita lavorativa quotidiana sulle coste della località stintinese tra il medioevo e l’età moderna


STINTINO - Una strada univa le antiche saline della Nurra con la città di Porto Torres, la strada del sale. Una via che dal 1300, passando per il periodo di dominazione aragonese, per arrivare agli anni della dominazione sabauda era trafficata da carri che trasportavano il prezioso minerale ai luoghi del commercio. A Porto Torres il sale era venduto all’ingrosso, a Sassari e Castelsardo prima a Ozieri dopo invece la vendita avveniva al dettaglio.

E dovevano essere davvero tanti, oltre una settantina, quelli che nel periodo dello “scavamento” del sale, tra giugno e settembre, percorrevano quel tratto di strada. Uno spaccato di vita lavorativa quotidiana, venuto alla luce grazie anche agli studi, ancora inediti, compiuti dal ricercatore Stefano Castello, e raccontato durante il convegno storico “L’Ordine di Malta e le saline della Nurra”, inserito tra gli incontri della Settimana della Cultura, che si è svolto ieri nella sala consiliare del Comune di Stintino.

A lavorare nelle antiche saline della Nurra c’era un numero ristretto di operai stabili, che diventava più elevato nel periodo dell’estrazione del sale. Oltre un centinaio di uomini in tutto, compresi i bovari che, dopo la complessa e delicata operazione del “calamento” delle acque nelle saline prima e il prelievo del sale dopo, conducevano i loro carri carichi del minerale bianco verso le città, passando anche per lo stagno di Eriu, conosciuto adesso come stagno di Pilo.

Il sale era strumento di potere, spesso causa di guerre, grazie al quale non soltanto era possibile conservare il cibo ma soprattutto imporre un sistema di tasse e gabelle. Si creò quindi un forte legame tra sale e finanze, fonte di ricchezza e di potere. Una relazione ben descritta da Stefano Castello che ha messo in evidenza anche il ruolo degli ordini religiosi, dei monasteri e il loro stretto rapporto con gli stagni. In particolare lo studioso si è soffermato sui diritti di proprietà che l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto prima di Rodi e poi di Malta, aveva su alcune porzioni degli antichi impianti delle saline della Nurra. Diritti che emergono da cabrei, raccolte di documenti, e pergamene ancora tutte inedite, e che sono attestati con vari toponimi (sas Vertigas, su Inferru Inodes, Pedras o Pedres) identificabili con molta probabilità con l’attuale stagno delle saline situato a ridosso dell’omonima spiaggia alle porte di Stintino.

E le saline “stintinesi”, posizionate lungo le coste, di proprietà di privati oltre che di ecclesiastici, nell’età medievale e moderna dovevano essere un sicuro punto di riferimento per la Nurra. Una regione questa che era anche la meta della transumanza di pastori del nuorese che poi lì decisero di stabilirsi. Ma anche una regione contesa tra genovesi e pisani e nella quale dovettero sorgere numerosi castelli, tra questi quello di Mondragone o Monteforte segnalato da Alessandro Soddu del Dipartimento di storia dell’università di Sassari.

A conclusione dell’incontro il coro dei “Cantori della resurrezione”, diretti dal maestro Antonio Sanna, si sono esibiti in un concerto dal titolo “In sal sapientiae aeternae”, con un repertorio frutto di uno studio approfondito sulla musica corale gregoriana, rinascimentale, barocca e contemporanea.

Nella foto: I "Cantori della resurrezione"
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