Millanta: «La Mercede è come un cantiere edile: ognuna deve portare il suo mattoncino per la realizzazione del sogno comune che è la salvezza»
ALGHERO - Schio, Faenza, Napoli e Maddaloni ossia invertendo l’ordine degli addendi il valore non cambia. Novembre ha regalato alla Mercede Alghero solo sconfitte. Quattro è il numero ricorrente sulla ruota delle catalane: le sconfitte consecutive dell’ultimo mese (sei quelle stagionali) e i punti in classifica. Per l’ennesima volta è venuta a galla una delle costanti in questo torneo delle bianco-azzurre. Il vantaggio accumulato non viene saputo gestire. Anzi. Le avversarie recuperano il gap e vincono le partite.
«Contro Maddaloni - afferma coach Pietro Carlini - avevamo preparato una gara totalmente diversa rispetto a quella che poi è andata in scena. Avremmo dovuto giocare con Valentina Piroli che però alla vigilia ha accusato problemi alla caviglia. Bjelica ha arginato come poteva la scatenata Lennox. Per sopperire ai problemi nei rimbalzi è subentrata Anna Pernice che, però, ha commesso quattro falli in pochi minuti». Perché il break di vantaggio costruito dalle sue giocatrici viene puntualmente recuperato? «Sull’esempio di Maddaloni, negli ultimi minuti abbiamo subito la loro verve (break di 19-0 ndr) non riuscendo a rientrare in partita. Mi auguro di avere un po’ più di serenità. A volte si vede che il gruppo non è tranquillo e non riusciamo a fare le cose semplici». La mente di allenatore e giocatrici è gia rivolta all’impegno fra due giorni ad Alessandria: «Le piemontesi sono all’ultima spiaggia e per questo daranno il massimo. Anche per loro è uno scontro salvezza. Il cammino è lungo, bisogna stare uniti. La vera squadra si nota soprattutto nei momenti difficili».
Analisi non dissimile per l’ala Marina Millanta. «Non è la prima partita in cui dilapidiamo il break di vantaggio, e questo dà ancora più rabbia. La differenza la fanno i piccoli errori. Con Como e Faenza fu, haimè, la stessa musica. Nei minuti finali c’è quasi sempre un attimo di appannamento generale in campo e in panchina, tutti inclusi». Nel primo e secondo quarto la Mercede si è portata in vantaggio di otto punti. In entrambi i casi le casertane hanno recuperato rispettivamente 13 e 9 punti. Otto erano i punti di vantaggio, divenuti poi undici, nel corso dell’ultimo quarto. «Un gap così ampio va ben gestito. Bastano due contropiedi sbagliati o due buchi in difesa che perdi tutto. Dobbiamo capire che non ci sono leader. Tutte devono dare il loro contributo. Non c’è, a mio avviso, differenza fra italiane e straniere. Noi italiane ci dobbiamo mettere a disposizione delle straniere e viceversa. La Mercede è come un cantiere edile: ognuna deve portare il suo mattoncino per la realizzazione del sogno comune che è la salvezza. Con un gioco d’insieme, sia in attacco che in difesa, le cose vengono fuori». La Mercede è simile a una coperta corta: scoprirsi sotto canestro agevola le tiratrici avversarie. «Occorre giocare con la mentalità di squadra operaia. Patiamo l’assenza di un pivot di ruolo e a maggior ragione dobbiamo sopperire a questa lacuna dando il 101%».
Nella foto: Marina Millanta
Commenti