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A.B. 9 aprile 2013
«Lo stallo politico penalizza la Sardegna»
Il segretario generale della Cisl Sardegna Mario Medde lancia l’allarme: «Ferme tutte le più importanti vertenze ed il confronto Stato-Regione»


CAGLIARI - «Lo stallo politico nella definizione del nuovo Governo penalizza ancora di più la Sardegna per le note e da tempo insolute vertenze riguardanti i settori produttivi e il rapporto Stato-Regione. Certo, c’è una responsabilità della Regione che vive una fase di profonda crisi politica e istituzionale, mentre va a esaurirsi una deludente legislatura, ma le difficoltà “romane” e lo stallo negli equilibri politici sono una causa di ulteriori difficoltà per lo sviluppo e il lavoro nell’Isola». Questo il grido d’allarme lanciato da Mario Medde, segretario generale della Cisl Sardegna, che spiega come, «senza un ruolo attivo dello Stato e una maggiore efficacia della Regione la questione sociale dell’Isola è irrisolvibile e tenderà anzi a peggiorare. Dalle due istituzioni è utile attenderai molto di più di un semplice richiamo alle priorità, soprattutto quella della disoccupazione che va affrontata, invece, attraverso immediati interventi e risolvendo i nodi strutturali antichi che pesano sulla Sardegna». Secondo il segretario generale, non si sarebbe solo davanti agli effetti della crisi economica e finanziaria, ma alle conseguenze di una politica recessiva e iniqua che porta nell’Isola ad una distribuzione del reddito a danno delle categorie più povere ed a ridurre la capacità della Sardegna nella produzione di ricchezza. «Per questo – puntualizza - è urgente che il rapporto Stato-Regione riprenda per rinegoziare il patto costituzionale attraverso un nuovo statuto e, nel contempo, produrre un profondo cambiamento nelle istituzioni sarde e nelle politiche del lavoro e dello sviluppo».

Per Medde, gli obiettivi più importanti sono: «il riconoscimento dello status di insularità, per recuperare le diseconomie esterne ai processi produttivi e il diritto dei sardi alla mobilità reale delle persone e delle merci; l’autonomia finanziaria della Regione; indispensabile per promuovere le basi materiali e immateriali dello sviluppo. Può concretamente realizzarsi non solo attraverso la leale partecipazione dei cittadini al raggiungimento di questo obiettivo, ma anche a condizione che lo Stato onori i suoi impegni e crediti, a partire dai trasferimenti erariali e tributari dovuti negli anni, ai fondi per le aree sottoutilizzate, all'attuazione di quanto previsto dallo statuto speciale circa il Piano di Rinascita dell’Isola; la revisione del patto di stabilità è per la Sardegna, indispensabile per garantire una migliore e maggiore capacità di spesa utile a promuovere il lavoro e lo sviluppo e ad attutire l’impatto della crisi; la partecipazione dello Stato al rilancio del sistema industriale: condizione fondamentale non solo per arrestare il declino dei settori strategici per la Sardegna e per il Paese (chimica, metallurgica non ferrosa, tessile, allevamento e agro-alimentare), ma anche per promuovere le condizioni necessarie ad attrarre nuove intraprese, favorendo le bonifiche e le riconversioni produttive dei siti dismessi o in via di dismissione; il recupero del divario infrastrutturale sia nelle reti (viarie, ferroviarie, portuali, marittime e loro terminali, snodi intermodali, idriche, energetiche e telematiche) sia nei servizi pubblici essenziali (scuola, sanità, trasporti pubblici locali, uffici pubblici e sicurezza, poste e servizi finanziari, servizi sociali, cultura e sport). Fatto cento l’indice medio in Italia, la dotazione infrastrutturale sarda si attesta tra il 28,7percento della provincia di Nuoro e il 50percento di Cagliari. Tutta la regione si colloca molto al di sotto dell’indice medio nazionale».

Nella foto: Il segretario generale della Cisl Sardegna Mario Medde
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