Dopo che i Carabinieri di Viterbo hanno battezzato un´operazione anti-crimine con il nome del simbolo mamoiadino, la comunità reagisce
MAMOIADA - “Operazione Mamuthones”. Così, i Carabinieri di Viterbo hanno battezzato l'operazione anti-crimine portata a termine con l'arresto di tredici persone (dieci sardi e due laziali) accusati di aver messo a ferro e fuoco l'Alta Tuscia, con una serie di furti, incendi di attività commerciali, automobile ed aziende agricole, rapine, ricettazioni, traffico di sostanze stupefacenti e possesso d'armi clandestine.
Un nome, Mamuthones, che ai più distratti, soprattutto in Penisola, può richiamare “qualcosa di sardo”, ma per la comunità mamoiadina è un simbolo, una tradizione, una parte di identità forte. Quindi, questo accostamento con dei crimini non ha fatto piacere agli abitanti di Mamoiada.
Il malcontento è stato veicolato ovunque grazie ai social network, dove chiunque può dire la sua, senza bisogno della stampa tradizionale. Ma anche i rappresentanti politici e culturali del paese (dal sindaco Graziano Deiana al presidente della Pro Loco Antonio Mele, fino al presidente dell'associazione culturale “Atzeni-Beccoi” Pino Ladu) si sono fatti sentire per portare la voce della comunità: uno sdegno deciso, ma compito, come si sa essere a Mamoiada ed in Sardegna in genere.
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