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A.B. 29 aprile 2015
Tasse: Sassari città più tartassata della Sardegna
Secondo quanto riportato dal rapporto 2015 della Cna, un artigiano sassarese lavora fino all´1 settembre per pagare l´erario. “Urgente una riforma fiscale per dare respiro al sistema imprenditoriale”, dichiarano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della Cna


SASSARI - Sta lentamente calando la pressione fiscale sulle imprese italiane, ma in Sardegna l’incidenza del fisco è nettamente superiore alla media italiana. Grazie all’abolizione della componente lavoro dell’Irap, nella Penisola il peso complessivo delle imposte calerà dell’1,7percento, passando dal 63,9 del 2014 al 62,2percento. Ma in quasi tutti i grandi centri della Sardegna, tranne che nel Sulcis Iglesiente, si registrano valori molto superiori alla media. La città isolana più tartassata continua ad essere Sassari, dove l’incidenza del Fisco sulle piccole e medie imprese e sugli artigiani prevista quest’anno è scesa di un punto percentuale rispetto al 2014, fermandosi al 67,1percento, ma è comunque superiore di oltre sei punti percentuali rispetto al 2011. A Sassari, un artigiano o un piccolo imprenditore dovranno lavorare dal primo gennaio addirittura fino al primo settembre 2015 per pagare l’Erario. Al netto delle incombenze tributarie, resterà dunque in cassa una parte bassissima del reddito aziendale: su 50mila euro di reddito, ne rimarranno infatti soltanto 16433.

Paradossalmente, la provincia sarda in cui si pagano meno tasse è Carbonia Iglesias, che, grazie al suo triste primato di provincia più povera d’Italia, ha ottenuto dallo Stato molte agevolazioni. A Carbonia, la pressione fiscale è del 57,4percento e un piccolo imprenditore o un artigiano devono lavorare per pagare l’Erario “solo” fino al 27 luglio. Invece, ad Iglesias, il peso delle tasse e è del 58,4percento e per pagare l’Erario di deve lavorare fino al 31 luglio. I dati sul carico fiscale delle piccole nelle città sarde sono contenuti nel Rapporto 2015 dell’Osservatorio Cna sulla tassazione della piccola impresa, curato dal Centro studi e dal Dipartimento politiche fiscali dell’associazione artigiana, che ha misurato e quantificato la pressione fiscale di 113 città italiane (tutti i capoluoghi di Regione e di Provincia) facendo riferimento ad un’azienda italiana tipo: un'impresa manifatturiera individuale con cinque dipendenti, un laboratorio, un negozio ed un reddito di 50mila euro all'anno. Per questa tipologia di impresa, è stato calcolato il “total tax rate” (il prelievo totale delle Amministrazioni Pubbliche sul reddito) ed sono state determinate le variazioni del carico fiscale dal 2011 al 2015.

Quanto alla Sardegna, anche i redditi degli imprenditori isolani subiranno nell’anno in corso un vero e proprio salasso. La maglia nera, come detto, spetta a Sassari, dove degli originari 50mila euro, dopo aver pagato le tasse rimarranno, 16433 euro (+466euro rispetto all’anno precedente), con una decurtazione di ben 3357euro rispetto al 2011. Invece, ad Olbia, rimarranno 17513euro (+466 rispetto all’anno precedente), con una decurtazione di 2065euro rispetto al 2011. A Cagliari, all’imprenditore o all’artigiano che avrà pagato fino all’ultimo euro il Fisco resteranno invece 17847euro (+467 rispetto all’anno precedente), con una decurtazione di 2849euro; a Nuoro, rimarranno 18759euro (+469 rispetto al 2014, ma -2421euro rispetto al 2011; ad Oristano, resteranno 19728 euro (+473 rispetto all’anno precedente), con una decurtazione di 1460euro rispetto al 2011; Ad Iglesias rimarranno 20821 euro (+473 rispetto al 2014, ma -583 euro rispetto al 2011. Infine, ad un imprenditore di Carbonia rimarranno 21321euro (+463 rispetto all’anno precedente), con una decurtazione di 693 euro rispetto al 2011.

«Questi dati – hanno dichiarato Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna – evidenziano come le piccole imprese sarde siano tra le più tartassate in Italia e debbano lavorare gran parte dell’anno per pagare l’Erario. Constatiamo un leggero calo della pressione fiscale dovuto all’abolizione della componente lavoro dell’Irap. Ma il beneficio poteva essere ben più corposo, se non fosse stato dimezzato dal maggior prelievo dell’Irpef e dei contributi previdenziali degli imprenditori (Ivs). Riteniamo sempre più urgente una riforma complessiva del sistema fiscale del nostro paese in cui la pressione fiscale è giunta oramai a livelli insostenibili tra tassazione nazionale e prelievi locali. I nostri imprenditori sono inoltre penalizzati da dalla enorme complessità delle procedure: un mix che determina minore produttività e competitività delle imprese, produce l'allungamento della stagnazione economica e uccide ogni possibilità di ripresa economica».
Commenti
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