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Raffaele Cadinu 30 maggio 2018
Ospedale Marino e annunci mortuari
Sorprende la campagna di affissioni realizzata ad Alghero nel tentativo di criminalizzare un accorpamento logico oltreché necessario e funzionale. L´attuale organizzazione decentrata dell’Ospedale Marino genera infatti costi aggiuntivi ma soprattutto non permette di operare con livelli di sicurezza accettabili.


L’ultimo capoverso del Giuramento di Ippocrate prestato dai chirurghi prima di iniziare la professione recita: Giuro di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione. Tale principio è apparentemente connesso con la vicenda dell’Ospedale Marino di Alghero, quella che sembrerebbe determinarne la chiusura, cosa peraltro non vera e verificabile dalle delibere dell'ex Asl (oggi Ats) inerenti la sua promozione a Ospedale di Primo Livello. In un Ospedale di Primo Livello deve essere presente il reparto di terapia intensiva e rianimazione, necessario per gli interventi particolarmente complessi quali ad esempio proprio quelli di chirurgia protesica. La Assl ha già in essere la predisposizione del predetto reparto, che dovrebbe essere pronto e operativo fra qualche mese, pare quindi ner nulla corretto che voci e falsi annunci funebri spargano notizie così errate.

Se chi ha commissionato tale annuncio ha anche pronunciato il Giuramento di Ippocrate, la cosa sarebbe molto grave, poiché sostenere che gli interventi protesici non si facciano solo per la mancanza di anestesisti sarebbe uno spergiuro. Più giusto sarebbe stato invece dire le cose come veramente stanno, e cioè che gli interventi protesici necessitano di Sale Operatorie ISO 5, indispensabili per contenere le contaminazioni batteriche entro limiti di norma, e che vi è la mancanza di un reparto di terapia intensiva e rianimazione. Le complicanze di un intervento protesico richiedono l’esigenza di tale reparto e l’Ospedale Marino non ne è dotato. Vi sono quindi due importanti carenze strutturali che non permettono gli interventi di chirurgia protesica e non la mancanza di anestesisti, essi sono il non rispetto della norma ISO 5 e la mancanza del reparto di terapia intensiva e rianimazione. La responsabilità di contaminazioni batteriche e quindi di danni al paziente e di problemi anche infausti, legati alla mancanza del reparto di terapia intensiva e rianimazione, ricade in chi è responsabile del reparto, che dovrebbe anche aver prestato il Giuramento di Ippocrate, dichiarando di prestare la propria opera nel pieno rispetto delle norme deontologiche e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della professione.

Il bene della salute è infatti tutelato e riconosciuto pienamente dalla Costituzione come diritto fondamentale, e in caso di danno l’Ospedale dovrà quindi dimostrare di aver fatto tutto quanto poteva per evitare il predetto danno altrimenti non gli resterà che subire la condanna (Tribunale di Torino sentenza 1 marzo 1999, n. 1188). Se la struttura ospedaliera non si è attenuta al rispetto delle linee guida è perseguibile pertanto anche penalmente oltre al risarcimento del danno causato al paziente anche per colpa grave e non più per colpa lieve. Vi è da aggiungere che l’organizzazione decentrata dell’Ospedale Marino genera costi aggiuntivi quali ad esempio il trasporto del sangue e delle urine per le analisi presso l’altro Ospedale. Pertanto ogni giorno un’ambulanza e due persone almeno due volte al giorno vanno avanti e indietro, e in caso di urgenza notturna le cose si complicano. Al fine di risolvere definitivamente tali carenze, la Ats ha progettato la realizzazione, presumibile entro l’anno in corso, di due nuove sale operatorie ISO 5 a flusso laminare nelle quali potranno essere attuati tutti gli interventi complessi in quanto coadiuvati con il costruendo reparto di terapia intensiva e rianimazione. L’Ospedale Marino invece continuerà, come già ampiamente pubblicizzato, a svolgere tutte le altre attività chirurgiche oltre che le altre attività già in essere. Auspico se avessi raccontato qualche inesattezza di essere corretto dal pubblicista abusivo di annunci mortuari.

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