Lo hanno dichiarato Raimondo Tilocca, Lina Bardino e Adriano Grossi già membri del Direttivo del Parco di Porto Conte durante l´amministrazione guidata da Mario Conoci e la direzione di Mariano Mariani, in replica all´Associazione Punta Giglio Libera: chi parla non conosce il funzionamento dell´Ente
ALGHERO - «In merito al comunicato diffuso dall’Associazione Punta Giglio Libera – Ridiamo Vita al Parco APS, riteniamo doveroso intervenire per ristabilire una rappresentazione corretta del lavoro svolto negli anni dal Consiglio Direttivo del Parco di Porto Conte e dall’intera struttura dell’Ente. Le affermazioni secondo cui il Parco sarebbe stato trasformato in una “macchina orientata alla valorizzazione economica” o addirittura identificato con una singola figura direttiva risultano profondamente ingenerose e non corrispondenti alla realtà amministrativa e istituzionale dell’Ente. Il Parco di Porto Conte non è mai stato governato da un “uomo solo al comando”. Le scelte strategiche, programmatiche e politiche sono sempre state assunte collegialmente dal Consiglio Direttivo e dall’Assemblea del Parco, organi composti da persone competenti, attente e fortemente impegnate nella tutela e nello sviluppo equilibrato del territorio. Il Direttore ha svolto, come previsto dalla legge, funzioni gestionali e attuative, dando esecuzione agli indirizzi deliberati dagli organi dell’Ente. Attribuire oggi a una sola figura responsabilità, meriti o indirizzi politici significa non conoscere — o volutamente ignorare — il funzionamento di un ente pubblico complesso quale è un Parco regionale.»
Lo hanno dichiarato Raimondo Tilocca, Lina Bardino e Adriano Grossi già membri del Direttivo del Parco di Porto Conte durante l'amministrazione guidata da Mario Conoci e la direzione di Mariano Mariani. I membri del Cda uscente respingono con forza «una visione del Parco concepito come una “gabbia di vetro”, separata dalla comunità e sottratta alla vita del territorio. Un’area protetta moderna non può limitarsi alla sola conservazione passiva. Deve invece saper integrare tutela ambientale, educazione, ricerca, fruizione sostenibile, comunicazione ambientale e crescita culturale ed economica della comunità che la ospita». «In questi anni il Parco di Porto Conte ha saputo costruire servizi, attività educative, progettualità, mobilità sostenibile, valorizzazione ambientale e opportunità di lavoro, accrescendo la conoscenza e il rispetto del patrimonio naturale senza mai rinunciare alla propria missione primaria di tutela» spiegano.
E concludono: «Parlare di visitatori, educazione ambientale, attrattori naturalistici, servizi sostenibili e valorizzazione del territorio non significa “commercializzare” il Parco, ma renderlo vivo, frequentato, conosciuto e quindi maggiormente tutelato. Un Parco chiuso, isolato e privo di relazione con il territorio rischia invece di diventare marginale e incapace persino di sostenere economicamente le proprie attività di conservazione. Siamo convinti che la vera sfida del futuro non sia contrapporre tutela e sviluppo, ma mantenerli in equilibrio attraverso una gestione seria, competente e lungimirante. Il Parco deve continuare a essere un presidio ambientale forte, ma anche un motore culturale e sociale capace di contribuire alla crescita sostenibile del territorio e alla diffusione di una moderna cultura ambientale. Per questo respingiamo letture ideologiche e semplificazioni che non rendono giustizia al lavoro svolto negli anni dal Direttivo, dai lavoratori, dai tecnici e da tutti coloro che hanno contribuito alla crescita del Parco di Porto Conte».
Nella foto: Raimondo Tilocca, Lina Bardino e Adriano Grossi già membri del Direttivo del Parco di Porto Conte
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