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Marco Balbina 10:59
L'opinione di Marco Balbina
Troppi disabili in tribunale per ottenere i diritti


La terza edizione del rapporto "La giurisprudenza sui diritti delle persone con disabilità", elaborato dall’Osservatorio giuridico permanente Human Hall dell’Università di Milano, ha messo in evidenza che nel corso del 2025 sono raddoppiate le denunce per violazione dei diritti dei disabili commesse dalla Pubblica Amministrazione, ma anche da parte di imprese private. In particolare, dalle 802 nel 2023 e le 1.109 del 2024, si è passati alle 2019 denunce dello scorso anno: 2005 emesse da giudici italiani, 7 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e altrettante dalla Corte di Giustizia. In altre parole, raddoppia il contenzioso concernente le pratiche di inclusione delle persone con disabilità, che vanno dai condomini che ostacolano l’abbattimento delle barriere architettoniche alle imprese che non sempre rispondono come dovrebbero al collocamento mirato previsto dalla legge 68 del 1999. Questi fatti comportano che le persone con disabilità siano costrette a ricorrere ai tribunali per ottenere diritti che dovrebbero essere garantiti senza contenzioso. 

Il grosso del contendere riguarda, soprattutto, lo studio e il lavoro: le denunce per il diritto allo studio negato sono aumentate passando dal 33% al 36%, mentre la percentuale delle decisioni che riguardano il diritto al lavoro, sono più che raddoppiate, andando dal 9% al 20%. Problematiche che potrebbero ampliarsi nei prossimi anni quando andrà a regime l’attuazione dei decreti della legge delega 227 del 2021 in materia di disabilità, ovvero la legge n.62/2024, che vanno in tutt’altra direzione e aprono prospettive innovative. In questi giorni è venuto alla ribalta il doloroso caso di un disabile nostro concittadino, il quale, dopo un delicato intervento chirurgico, è stato riconosciuto portatore di una invalidità civile per la quale l’INPS gli eroga la pensione prevista dalla legge, ottenendo anche il verbale per l’iscrizione alle categorie protette: ciò significa che stiamo parlando di una invalidità civile pari o superiore al 46% o una invalidità del lavoro superiore al 33%. Questa iscrizione, ai sensi della già citata L. 68/99, se ulteriormente in possesso, qualora richiesto, anche dello stato di disoccupazione e di determinati e acclarati limiti di reddito, dà diritto ad accedere al collocamento mirato. In pratica, una volta iscritta, la persona può beneficiare dei vantaggi previsti da questo strumento, come l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e gli avviamenti presso i datori di lavoro soggetti agli obblighi di assunzione, quali l’orientamento professionale, la formazione, l’accesso a tirocini, o, ancora, particolari convenzioni con i datori di lavoro. 

Tali disposizioni riguardano imprese con almeno 15 dipendenti, le quali sono tenute ad assumere un certo numero di lavoratori appartenenti alle categorie protette, secondo quote stabilite dalla legge. Tuttavia, il rapporto della Huaman Hall ci riporta una situazione nel nostro paese molto lontana dagli standard previsti dalle stesse leggi in vigore. Per invertire la rotta, come da più parti rilevato da esperti della materia e da Istituzioni di riferimento, è necessario applicare in modo uniforme le leggi già esistenti, evitando che le persone debbano rivolgersi a un giudice per vedere riconosciuti diritti fondamentali. Come, altresì, risulta non più procrastinabile investire sia nei controlli che nella formazione di dirigenti scolastici, enti locali e aziende sui diritti delle persone con disabilità, introducendo procedure rapide di conciliazione e di tutela amministrativa, così da risolvere molte controversie senza arrivare in tribunale.

*Presidente dell’Associazione Parkinson Alghero -ODV

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