L’Associazione Punta Giglio Libera elaborerà un dossier tecnico-giuridico sulla deliberazione n. 61 e valuterà la presentazione di osservazioni alla Regione Sardegna nell’ambito del procedimento di autorizzazione al trasferimento dei diritti di uso civico
ALGHERO - La deliberazione n. 61 approvata dal Consiglio comunale di Alghero viene presentata come una svolta storica nella gestione degli usi civici. L’Associazione Punta Giglio Libera – Ridiamo Vita al Parco ritiene invece che questa decisione «meriti un approfondimento molto più rigoroso e un vero confronto pubblico. Dietro la parola "regolarizzazione" si nasconde una scelta che potrebbe modificare in modo permanente il regime di tutela di alcuni dei luoghi più rappresentativi della costa di Alghero». Tra le aree interessate figurano anche alcuni dei luoghi più rappresentativi del paesaggio costiero algherese: la spiaggetta dei Bastioni Cristoforo Colombo, l’Oglia, l’Uglietta e la storica scogliera del "Riservato": «Luoghi che appartengono alla memoria collettiva degli algheresi, dove intere generazioni hanno imparato a nuotare, trascorso le estati e costruito ricordi di famiglia. Non sono semplicemente particelle catastali: sono parte dell’identità della città».
«Il "Riservato" rappresenta oggi un esempio di come un luogo identitario possa trasformarsi profondamente nel tempo. La presenza di un’attività privata in concessione sul demanio marittimo ha modificato la percezione e le modalità di fruizione di quella storica scogliera. È allora inevitabile chiedersi quale futuro immaginiamo per luoghi come l’Oglia e l’Uglietta. Se il regime degli usi civici viene rimosso anche da queste aree, quale ulteriore garanzia resterà a tutela della loro destinazione collettiva? Chi può assicurare ai cittadini che domani non possano essere interessate da trasformazioni analoghe, compatibilmente con gli strumenti urbanistici e le eventuali autorizzazioni previste dalla legge? Gli usi civici non impediscono ogni intervento, ma rappresentano una tutela ulteriore dei beni comuni. Rinunciarvi significa rinunciare a una garanzia che il legislatore riconosce come strettamente connessa alla protezione dell’ambiente, del paesaggio e dell’interesse della collettività» si legge nella nota dell’associazione.
Per questo motivo si chiedono «se sia davvero nell’interesse della collettività eliminare il vincolo civico da aree costiere sottoposte a una fortissima pressione turistica, trasferendolo sulla Pineta di Maria Pia, un’area già interessata da molteplici forme di tutela ambientale e paesaggistica. Il Comune sostiene che tale scelta rappresenti una compensazione idonea». L’Associazione pone invece una domanda molto semplice: quale tutela aggiuntiva riceve la Pineta di Maria Pia rispetto a quella di cui già gode oggi? Di più: «La Corte costituzionale, con la sentenza n. 178 del 2023, ha ribadito che gli usi civici non costituiscono un semplice retaggio del passato, ma rappresentano un istituto pienamente attuale, strettamente connesso alla tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni. Per questo motivo riteniamo che ogni trasferimento debba essere valutato con il massimo rigore, dimostrando in modo puntuale che il beneficio pubblico perseguito sia realmente equivalente alla tutela che si intende rimuovere e che l’interesse della collettività risulti effettivamente incrementato».
«Se il trasferimento non determina un effettivo incremento della tutela ambientale, ma comporta la perdita del regime civico su beni costieri di straordinario valore pubblico, è doveroso interrogarsi sull’effettiva equivalenza dell’operazione. Vi è inoltre un aspetto che merita particolare attenzione.Nel Piano di Valorizzazione del 2021 il Comune qualificava diverse particelle come occupate da terzi senza titolo valido e richiamava l’obbligo previsto dall’art. 22 della L.R. n. 12/1994 di promuovere le azioni di recupero dei terreni comunali gravati da uso civico abusivamente occupati. Nello stesso documento, tuttavia, per molte di quelle aree veniva già prospettato il futuro trasferimento del diritto di uso civico» incalzano dall’associazione e chiedono all’Amministrazione di chiarire pubblicamente: quali azioni di recupero siano state concretamente avviate tra il 2021 e il 2026; perché, per ciascuna particella interessata, si sia ritenuto di privilegiare il trasferimento del diritto di uso civico rispetto alle azioni di recupero previste dalla legge; quali valutazioni abbiano portato a individuare la Pineta di Maria Pia come area di compensazione, escludendo altre aree pubbliche di grande valore naturalistico.
L’Associazione ritiene che «sarebbe stato più coerente valutare il trasferimento dei diritti di uso civico sulle aree pubbliche di Punta Giglio. Si tratta di beni che, allo stato attuale, risultano ancora suscettibili di alienazione nell’ambito della programmazione patrimoniale comunale. L’apposizione del regime degli usi civici ne avrebbe invece rafforzato la tutela, attribuendo loro il carattere di beni collettivi inalienabili e destinati permanentemente all’interesse della comunità. Questa vicenda non riguarda soltanto aspetti catastali o amministrativi. Riguarda il futuro della costa di Alghero, dei suoi beni comuni e della possibilità per le generazioni future di continuare a considerarli un patrimonio collettivo». Per queste ragioni l’Associazione elaborerà un dossier tecnico-giuridico sulla deliberazione n. 61 e valuterà la presentazione di osservazioni alla Regione Sardegna nell’ambito del procedimento di autorizzazione al trasferimento dei diritti di uso civico. E concludono: «Gli usi civici non appartengono all’Amministrazione comunale, né a una maggioranza politica. Appartengono alla comunità di Alghero e rappresentano una delle più antiche forme di tutela dei beni comuni. Prima di modificarne il regime, la città ha il diritto di conoscere, discutere e comprendere fino in fondo le conseguenze di questa scelta. La tutela dei beni comuni non può essere considerata un ostacolo allo sviluppo. È la condizione che garantisce che lo sviluppo rimanga nell’interesse della collettività. Gli usi civici rappresentano una delle più antiche e moderne forme di protezione del patrimonio pubblico: modificarne il regime significa assumere una responsabilità verso le generazioni future. Per questo chiediamo che ogni scelta sia accompagnata dalla massima trasparenza, da un confronto pubblico e da un istruttoria che dimostri, senza margini di dubbio, il reale beneficio per la comunità di Alghero».
Commenti