La Sardegna non chiede privilegi, ma pretende il diritto di essere collegata al resto della propria Nazione. E forse è arrivato il momento di costruire una nostra compagnia aerea regionale con bandiera sarda. Aeroitalia annuncia la possibile uscita dalla continuità territoriale, denunciando 18,4 milioni di euro di maggiori costi dovuti soprattutto all’aumento del carburante, a fronte di compensazioni che, secondo quanto riferito dalla compagnia, Regione ed ENAC avrebbero quantificato in circa 2,6 milioni. La Regione aveva inoltre annunciato uno stanziamento di circa 20 milioni di euro da ripartire tra Aeroitalia e ITA Airways, risorse che, secondo il vettore, non sarebbero ancora state erogate.Il caro carburante è certamente un problema reale che non possiamo sottovalutare. Ma questa situazione deve portarci a una riflessione: perché la Sardegna non dovrebbe avere una propria compagnia aerea regionale? Da quanto mi risulta, esiste già una piccola realtà aeronautica con due velivoli sotto i 19 posti, operativa fuori dall’isola ma iscritta alla Camera di Commercio in Sardegna. Un’esperienza che dimostra come esistano realtà dalle quali poter partire. Non dobbiamo necessariamente pensare ad aeromobili da oltre 100 posti. Una flotta di ATR 72, velivoli turboelica con una capacità generalmente compresa tra 66 e 72 passeggeri, secondo la configurazione, potrebbe rappresentare una soluzione interessante. Sono aeromobili progettati per collegamenti regionali, con consumi generalmente inferiori rispetto ai jet comparabili e costi operativi potenzialmente più sostenibili.
Un aereo, inoltre, non produce ricavi soltanto attraverso i passeggeri. Esistono anche le stive per il trasporto delle merci, dei prodotti sardi e delle spedizioni commerciali. Un’opportunità economica da valutare attentamente, considerando le capacità di carico e le caratteristiche delle rotte. La Regione Sardegna ha le potenzialità per promuovere un progetto simile, coinvolgendo investitori e professionisti del settore. Naturalmente servono uno studio di fattibilità, un piano industriale serio, capitali, autorizzazioni e competenze. Ma sono convinto che sia possibile. C’è una cosa che non dobbiamo mai dimenticare: le nostre strade sono le navi e gli aerei. Sono gli unici collegamenti fisici che abbiamo con il resto d’Italia e del mondo. Se queste strade non funzionano, l’economia di un intero territorio rischia di crollare in un attimo. Turismo, commercio, imprese, occupazione ed esportazioni dipendono da questi collegamenti. Questo è uno degli insegnamenti che porto sempre con me. Me lo diceva Moreno Cecchini, un grande imprenditore sardo che mi ha insegnato alcune regole fondamentali dell’economia del nostro territorio. Senza trasporti efficienti non esiste sviluppo e senza collegamenti non può esserci una vera crescita economica. Ed è proprio su questo principio che lo Stato italiano deve assumersi pienamente le proprie responsabilità.
Se siamo parte della Nazione italiana, lo Stato deve garantire che le nostre strade funzionino. La continuità territoriale non può essere considerata soltanto un problema di bilanci o di convenienza economica delle compagnie aeree. La continuità territoriale è un diritto, non un favore. Il costo necessario per garantirla deve essere sostenuto attraverso finanziamenti pubblici adeguati e stabili. Quando i ricavi non bastano a coprire i costi dei collegamenti essenziali, lo Stato deve intervenire per assicurare il servizio, nel rispetto delle normative. Guardiamo alla vicina Corsica, dove la continuità territoriale beneficia di importanti finanziamenti pubblici. Un’isola con meno della metà degli abitanti della Sardegna e quattro aeroporti, contro i nostri tre principali scali commerciali. Un confronto che merita un approfondimento anche sul numero dei voli giornalieri e sulle risorse destinate ai collegamenti. Siamo cittadini italiani a tutti gli effetti. Lo Stato realizza e mantiene strade, autostrade, ponti e ferrovie per garantire la mobilità. Per noi sardi, quella stessa funzione viene svolta dalle navi e dagli aerei. Non chiediamo trattamenti di favore, ma le stesse opportunità di muoverci, lavorare, studiare, curarci e sviluppare la nostra economia. Questa proposta nasce anche dalla mia esperienza personale. Parlo da ex tecnico specializzato nei simulatori di volo di Alitalia, con una lunga esperienza nel settore aeronautico e un percorso maturato anche nell’ambito sindacale dei trasporti. Diversi anni fa avevo già lavorato a un progetto per la costituzione di una compagnia aerea insieme a un gruppo di professionisti qualificati: piloti, tecnici aeronautici, commercialisti e manager del settore.
Oggi sono pronto a mettere nuovamente a disposizione le mie conoscenze, la mia preparazione e l’esperienza maturata, con l’unico obiettivo di contribuire a realizzare qualcosa di concreto per la nostra isola. Per questo, a breve organizzerò un convegno dedicato alla possibilità di costituire una compagnia aerea regionale sarda. Inviterò esperti del settore aeronautico, piloti, tecnici, professionisti della gestione aeroportuale, economisti, commercialisti e imprenditori, per confrontarci sulle reali possibilità di realizzazione del progetto. L’obiettivo sarà quello di valutare anche la nascita di un comitato costituente per una futura compagnia aerea sarda di bandiera, capace di riunire competenze, idee e risorse per sviluppare un piano industriale concreto e sostenibile. Non voglio che questa rimanga soltanto una proposta sulla carta. Credo che sia arrivato il momento di confrontarci seriamente e verificare se esistono le condizioni per trasformarla in realtà. Una compagnia sarda non significherebbe sostituirsi alle responsabilità dello Stato, ma potrebbe diventare uno strumento importante per rafforzare i nostri collegamenti, valorizzare le professionalità del territorio e sostenere la nostra economia. Non dobbiamo limitarci a chiedere chi continuerà a volare per la Sardegna. Dobbiamo iniziare a chiederci perché non possiamo essere noi sardi a far volare la Sardegna. Facciamolo insieme, unendo le nostre forze, le nostre competenze e la volontà di costruire qualcosa di importante per la nostra terra. Perché le nostre strade sono il mare e il cielo. E nessuno deve permettersi di chiudercele.
*Futuro Nazionale