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Red 10 agosto 2010
Pelosa, pronto bando di chirurgia ambientale
Sarà pubblicato a giorni sulla Gazzetta europea. Il bando prevede la rinaturalizzazione delle dune. L’importo del progetto è di 5 milioni di euro


STINTINO - E’ pronto, e in questi giorni sarà pubblicato anche sulla Gazzetta europea, il bando di gara a valenza comunitaria attraverso il quale dovrà essere individuata l’équipe di professionisti che si dovrà occupare dello studio di fattibilità, del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo per l’eliminazione della strada della Pelosa. Il progetto, che arriva a compimento di un percorso avviato dall’amministrazione comunale per il recupero della spiaggia gioiello del paese, prevede la rinaturalizzazione delle dune e, lì dove necessario, l’esproprio di alcune aree interessate dal sistema dunale.

«Un progetto di chirurgia ambientale – lo ha definito il sindaco Antonio Diana – che durerà anni ma che permetterà di recuperare la spiaggia e riportare a patrimonio del sistema anche quelle dune a monte della strada e che possono essere il polmone della spiaggia». L’importo del progetto è di 5 milioni di euro e il Comune ha già attivato i canali di finanziamento europeo per il recupero dei fondi necessari. Al bando potranno partecipare professionisti o gruppi di professionisti associati tra i quali siano comprese figure di botanici, ingegneri civili, ingegneri idraulici, economi e geologi.

«Con questo bando prosegue il lavoro dell’amministrazione – ha detto Antonio Diana – stiamo rispettando gli impegni presi e abbiamo inserito anche nel Puc il progetto di recupero della Pelosa. E adesso viaggiamo a ritmi che ci consentono di attivare fonti per i finanziamenti oltre che di monitorare quello che si sta realizzando». Grazie alle ricerche avviate nel 2004 con l’allora Icram (ora Ispra) della spiaggia gioiello del paese e della Sardegna si conoscono alcuni fenomeni e si hanno a disposizione dati importanti come quelli geologici, quindi la correntometria, la vegetazione, la topografia, lo stato ambientale e la mineralogia.

Nei primi tre-quattro anni gli studiosi dell’Icram si sono concentrati sulla duna e sui movimenti mentre negli ultimi due hanno focalizzato le loro ricerche sulla spiaggia. In campo sono stati messi strumenti e tecnologie all’avanguardia, con Gps, laser scanner, correntometri che hanno permesso di studiare gli spostamenti della spiaggia, le correnti marine, il vento. Un contributo notevole lo ha fornito la cartografia a disposizione, così come le fotografie aeree, anche “storiche”, realizzate da subito dopo la Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Un lavoro che ha visto inoltre una forte sinergia tra esperti dell’Ispra e università sarde, Sassari e Cagliari, e quelle di Firenze e Padova.

«Adesso sulle dune non ci sono più aree di erosione», hanno detto gli esperti dell’Ispra ad aprile, in occasione del convegno sulla presentazione dei risultati degli studi, e a questo hanno contribuito le barriere frangivento e le passerelle installate nel 2006. Si è favorito la nascita di una nuova duna alla base del vecchio sistema dunale. Le piante sono ricomparse e hanno stabilizzato la duna. Ora sono necessari interventi che vadano verso il ripristino originario, favoriscano l’equilibrio e il sostentamento delle dune e della spiaggia.
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